GAS (Gruppi di Acquisto Solidale): i 430 GAS lombardi muovono 12,5 milioni di euro l’anno nel settore agroalimentare.

A il BonTà, salone delle eccellenze enogastronomiche artigianali in programma alla Fiera di Cremona dall’8 all’11 novembre 2013, verrà presentata in anteprima una ricerca su questa formula emergente di acquisto condotta con il supporto dell’Osservatorio CORES dell’Università di Bergamo.

 Cremona, 11 settembre 2013 – Secondo i recenti dati del SINAB (Sistema di Infomazione Nazionale sull’Agricoltura Biologica), all’interno della crisi dei consumi alimentari italiani l’unico settore in controtendenza è quello dei prodotti biologici, e sono proprio i prodotti biologici ai quali i  GAS (Gruppi di Acquisto Solidale) fanno riferimento per i loro acquisti.

 “I GAS sono gruppi di 30-40 famiglie che decidono di fare insieme acquisti di alimenti biologici con l’obiettivo di migliorare la propria alimentazione con ricadute positive sulla salute”, dice Davide Bioghini, fisico cibernetico che si occupa di reti sociali ed economia solidale e Presidente di Forum Cooperazione e Tecnologia, richiamando i risultati della ricerca sui GAS lombardi commissionata dal tavolo RES (Rete Economia Solidale), struttura di supporto e servizio ai distretti di economia solidale, e avviata con il supporto dell’Osservatorio CORES dell’Università di Bergamo.

La ricerca verrà presentata in anteprima a il Bontà domenica 10 novembre nel corso del Seminario “I Gruppi di Acquisto Solidale (GAS): tra volontariato e professione”.

Come è stata svolta la ricerca?

“La Lombardia è la regione che registra la maggiore concentrazione di GAS (429 censiti, quasi un quarto del totale nazionale), il maggior numero di botteghe di commercio equosolidale, di finanza etica e cooperative sociali (oltre 1.500). Per questo la ricerca si è svolta in questa regione attraverso due questionari online compilati da circa il 25% delle famiglie di ogni GAS.”

 Quali prodotti vengono acquistati dai GAS?

“Al primo posto troviamo formaggio, frutta e farine; al secondo posto pasta, olio e verdure; per ogni prodotto la famiglia gasista ha a disposizione 1 o 2 produttori con i quali stabilisce una relazione diretta e di fiducia. In Lombardia ogni provincia ha una rete di GAS che ha lo scopo di razionalizzare gli acquisti per fornitura e distribuzione. Ogni famiglia “gasista” spende all’anno 740 euro, 30mila all’anno per ogni GAS, 12,5 milioni all’anno su i 430 GAS lombardi che coinvolgono 65.000 persone”.

 Quali sono gli obiettivi della ricerca?

“Avere un profilo più definito delle caratteristiche delle famiglie “gasiste”, che sono risultate essere composte da coppie giovani con 1 o 2 figli con reddito medio alto, quindi con capacità di acquisto importante – prosegue Biolghini – è questo un dato che testimonia quanto la percentuale di acquisto attraverso i GAS sia destinata ad aumentare proporzionalmente all’incremento della rete dei produttori biologici.”

 Il reperimento dei produttori è uno dei principali obiettivi che si propone la rete dei GAS presente in ogni provincia lombarda. Dal 1994, data di inizio dell’esperienza dei GAS italiani (il primo GAS è nato a Fidenza) il numero dei GAS in Lombardia cresce linearmente, un dato particolarmente significativo rispetto alla crisi di molte catene distributive tradizionali.

 Per maggiori informazioni su questo e sugli altri appuntamenti del ricco programma de il BonTà 2013 è possibile visitare il sito www.ilbonta.it.