Parmigiano Reggiano, è Alessandro Bezzi il nuovo presidente del Consorzio

Il Consorzio del Parmigiano Reggiano ha un nuovo presidente. E’ Alessandro Bezzi, titolare della Latteria sociale Centro Rubbianino di Reggio Emilia. La sua elezione è avvenuta all’unanimità nell’ambìto del Consiglio di amministrazione dell’ente di tutela a poco più di un mese di distanza dalle dimissioni dall’incarico di Giuseppe Alai, per 10 anni al vertice del Consorzio. Bezzi è anche vicepresidente nazionale del settore lattiero-caseario di Fedagri/Confcooperative e continuerà ad essere affiancato alla vicepresidenza del Consorzio del Parmigiano Reggiano da Adolfo Filippini, Piero Maria Gattoni e Monica Venturini. Il neopresidente guiderà l’ente di tutela sino al rinnovo del Consiglio previsto nella primavera 2017 da parte dell’Assemblea dei consorziati che poche settimane fa ha approvato il nuovo Piano di regolazione dell’offerta per il triennio 2017-2019. “Questo sarà il nostro primo punto di riferimento – ha sottolineato Bezzi – per mantenere un indispensabile equilibrio tra un’ordinata gestione dei flussi produttivi e la domanda interna e internazionale perché è principalmente a questo che si lega la possibilità della valorizzazione di un’eccellenza che si traduca in reddito reale per i produttori, che solo dopo 18 mesi di crisi hanno visto un apprezzabile rialzo delle quotazioni. Contestualmente rafforzeremo ulteriormente le azioni su quei mercati esteri che nel 2015 hanno registrato una crescita complessiva eccezionale, pari al 13,2% (+34% negli USA) anche in virtù di elementi straordinari sui quali occorre puntare per innestare azioni che stabilmente garantiscano comunque un’espansione. Insieme a questi elementi – ha concluso Bezzi – i nostri obiettivi primari restano la qualità assoluta del prodotto, la sua tracciabilità, le azioni di vigilanza dagli allevamenti ai punti vendita, unitamente allo sviluppo di quel Progetto Qualità che riguarda le aree di montagna ed è finalizzato alla migliore valorizzazione di una produzione rispetto alla quale non esistono sostanziali alternative in zone che scontano anche più alti costi produttivi”.