Assobirra: un mercato in netta ripresa, i consumi tornano ai valori record di dieci anni fa

Assobirra, Associazione degli industriali della birra e del malto, nell’annuale report effettua i conteggi e le analisi statistiche che riguardano il mercato produttivo della birra in Italia e all’estero. Il documento è aggiornato al 25 novembre 2017. Ecco le voci analizzate con maggior dettaglio e i dati principali che emergono dalla relazione.

Consumi e posizionamento in Europa

Nel 2016 i consumi di birra hanno confermato la ripresa iniziata l’anno precedente ritornando al massimo segnato nel lontano 2007 attestandosi sui  18.873.000 ettolitri. Più indicativo il risultato ottenuto in termini di consumi pro-capite, il cui andamento negli ultimi dieci anni ha rispecchiato quello dell’economia italiana, con una accentuazione di ulteriore positività. Nel 2016 il consumo pro-capite di birra ha segnato i 31,1 litri/anno, lo stesso valore (record) che aveva toccato nel 2007, ultimo anno prima dell’inizio della più lunga crisi economica che abbia colpito l’Italia (e non solo) negli ultimi decenni.

Non occorre comunque dimenticare che, malgrado la “ripresa”, i consumi di birra nel nostro Paese rimangono agli ultimi posti della graduatoria europea, con un valore pari a meno della metà della media UE (70 litri) e da 3 a 5 volte inferiore a quello dei Paesi in testa alla classifica: Repubblica Ceca (143 litri), Germania (106), Austria (106), Polonia (98).

Consumatori sempre più attenti ai prezzi

Un altro elemento di riflessione, malgrado la ripresa quantitativa del mercato, è rappresentato dal perdurare di due fenomeni che abbiamo già segnalato negli anni precedenti e che indicano una persistente propensione al risparmio da parte degli italiani nei consumi di birra. Si accentua la prevalenza del consumo in casa rispetto a quello fuori casa. Nel 2016 i consumi di birra Fuori Casa (On Trade) sono stati pari al 41,2% del totale, diminuendo ancora rispetto al 2015 (41,5%), con il restante 58,8% rappresentato dagli acquisti nella distribuzione moderna e tradizionale (Off Trade). È la conferma di un trend in atto da quasi un decennio: nel 2007, ultimo anno prima della crisi, i consumi in bar, ristoranti, pub, ecc. erano pari al 45,5%, quelli domestici al 54,5%.

Rimane la preferenza verso i prodotti più economici. Nel 2016 le “specialità” (il segmento più di nicchia) hanno rappresentato il 13,3% delle vendite totali. In testa il Main Stream, con il 46%, seguito da Premium (32%), Private Label (6,8%), Economy (1,4%) e Analcoliche (0,5%). L’analisi del trend storico mostra la modifica delle abitudini di acquisto degli italiani: rispetto al 2008 il settore più penalizzato è il Premium, che – malgrado la buona intonazione registrata nel 2016 – in otto anni ha perso circa il 20% di quota di mercato.

L’occupazione della filiera rimane stabile. Continuano a crescere i birrifici artigianali

Nel 2016 l’occupazione complessiva nella filiera birraria è rimasta sostanzialmente invariata rispetto all’anno precedente, attestandosi a 137.000 unità, fra addetti diretti (5.350), indiretti (17.400) e indotto allargato (114.250). L’aumento della produzione registrato nello stesso periodo (si veda il prossimo capitolo) è stato dunque ottenuto grazie allo sforzo compiuto dall’intera filiera. In tale contesto va sottolineata la persistente crescita del settore dei birrifici artigianali, la novità più significativa del settore birrario dell’ultimo decennio. Il numero di queste realtà imprenditoriali, in gran parte giovanili e ad alta intensità occupazionale, è più che sestuplicato dal 2008 al 2016, passando da 113 a 718 (dato aggiornato a luglio 2017), cui si aggiungono 225 brew pub.

Export-import: il saldo commerciale rimane negativo

Nel 2015 la birra italiana aveva raggiunto il record storico dell’export, con 2,3 milioni di ettolitri: un risultato straordinario, se si pensa che è più del triplo di quanto era stato ottenuto appena dieci anni prima (781 mila nel 2006). Nel 2016 quel valore – che certifica la qualità e il gradimento nel mondo della birra made in Italy – è ulteriormente migliorato, sfiorando i 2,6 milioni.

Tuttavia anche l’import segna livelli ancora molto elevati – 6,9 milioni di ettolitri – Rimane dunque negativa la nostra bilancia commerciale della birra, pari a -4,358 milioni di ettolitri. In termini di destinazioni, il mercato UE ha assorbito oltre 2 milioni di ettolitri di birra prodotta in Italia (l’80% dell’export totale), con la Gran Bretagna ancora nettamente in testa (quasi 1,3 milioni), seguita da Francia (124 mila), Germania (70 mila) e Paesi Bassi (56 mila). Fra i Paesi extra-europei, di gran lunga in testa gli USA (196 mila ettolitri), seguiti da Australia (47 mila) e Albania (42 mila). Il principale esportatore di birra nel nostro Paese si conferma la Germania, con quasi 3 milioni di ettolitri (il 43% del totale dell’import italiano totale), seguita a lunga distanza dai Paesi Bassi (11,2%) e dal Belgio/ Lussemburgo (11,1%). Complessivamente dai Paesi UE continua a provenire la quasi totalità (95,5%) delle nostre importazioni, mentre fra quelli extraeuropei la parte del leone è del Messico, da cui proviene il 3,5% del nostro import birrario.

 Record storico della produzione

Nel 2016 il settore birrario ha segnato il nuovo massimo storico della produzione, con 14,5 milioni di ettolitri, confermandosi un importante asset economico e sociale del sistema Italia, all’avanguardia per qualità di prodotto, il massimo storico toccato l’anno precedente (14,3milioni), che a sua volta aveva registrato un significativo +5,7% sul 2014. Da tre anni dunque, già prima che gli altri indicatori economici del Paese volgessero in positivo, “il settore birrario nazionale ha ripreso a crescere trovando con successo – come si è visto nel capitolo precedente – all’estero quella parte di clientela che gli veniva a mancare sul territorio nazionale a causa della crisi dei consumi” ha dichiarato Michele Cason, presidente di Assobirra.

In Italia la reputazione della birra è al top d’Europa

Ma c’è un aspetto – di grande significato – in cui l’Italia, o meglio la birra italiana, detiene un primato assoluto in Europa: la reputazione fra i consumatori. il valore più alto è stato registrato proprio dall’Italia (78,2), seguita da Bulgaria (78,1), Spagna (76,7), Polonia (75), Romania (74,1), Slovacchia (73,4) e Repubblica Ceca (72,8). Di più: Italia e Spagna sono i soli due Paesi in cui l’apprezzamento della birra è superiore a quello del vino (75,7 in Italia, 73,7 in Spagna). Ancora: mentre in genere l’apprezzamento della birra è maggiore fra gli uomini che fra le donne, Italia e Spagna – di nuovo – fanno eccezione: nel nostro Paese il valore è identico per i due sessi (78,2), mentre in Spagna le donne (77,2) superano gli uomini (76,2).

 Il provvedimento che diminuisce le accise sulla birra

Il 1° gennaio 2017 le accise sulla birra, che erano aumentate del 30 per cento fra ottobre 2013 e gennaio 2015, sono diminuite. Un primo, significativo riconoscimento all’impegno profuso sul tema da Assobirra, in nome del settore, della filiera e dei consumatori. Con un emendamento presentato alla Legge di Bilancio per l’anno 2017, condiviso da Governo e forza parlamentari, l’accisa è stata ridotta da 3,04 euro a 3,02 euro per ettolitro e grado Plato. Un’operazione che si traduce in un controvalore di circa 15 milioni di euro, distribuiti su 3 anni.