Gli studenti italiani amano il cibo sano, secondi solo ai cinesi

Gli italiani sono secondi nella classifica degli studenti che mangiano più sano: quasi 9 su 10 (87%) scelgono quest’abitudine, battuti solo dai cinesi (90%). Gli italiani sono anche tra i meno disposti ad imparare a cucinare e a risparmiare saltando un pasto. Lo dice una ricerca condotta a livello internazionale da Sodexo, volta a descrivere le abitutdini alimentari della popolazione universitaria.

«Se una volta la felicità era “un bicchiere di vino con un panino” – spiega Sodexo -, oggi gli studenti italiani ammettono di preferire uno stile alimentare più salutista: addirittura l’87% dei giovani ha infatti sottolineato l’importanza di alimentarsi in maniera sana. Nello specifico il 61% mangia cibo sano ma senza farne un’imposizione, mentre per il 26% è un aspetto fondamentale della propria vita».

Il 57% degli studenti italiani consuma il pranzo al sacco preparato a casa, contro il 46% di americani e inglesi, mentre il 35% lo fa all’interno dell’università, dato importante se raffrontato al 19% di iberici e indiani o al 6% dei cinesi. Gli studenti universitari italiani sono anche i meno propensi a imparare a cucinare: solo il 30% vorrebbe acquisire competenze in questo campo, superati solo dai cinesi (22%), contro il 42% degli americani e il 39% degli indiani.

Lo stesso rapporto spiega che «il 44% circa degli studenti si aspetta di trovare cibi a basso contenuto calorico, privi di allergeni e vegani/vegetariani nei locali e nei negozi dell’università. Il Regno Unito e l’India tendono più ad aspettarsi prodotti vegani e vegetariani, mentre gli studenti americani cercano un’ampia offerta di insalate mentre quelli spagnoli piatti privi di allergeni. Gli studenti cinesi tendono molto di più a cercare cibi a basso contenuto calorico, prodotti equo-solidali, di origine locale e sostenibili: ben oltre la metà di loro cerca queste opzioni. Poco meno di un terzo degli studenti pagherebbe di più per cibi del commercio equo e solidale/prodotti in modo etico, e solo un terzo non sarebbe disposto a farlo. Gli studenti cinesi sono disposti a pagare di più per queste tipologie di cibo e per piatti a basso contenuto calorico, mentre gli studenti indiani pagherebbero di più per opzioni vegetariane o vegane o per un’insalata e gli studenti italiani per cibi di origine locale. Gli studenti britannici sono meno propensi a pagare di più per uno qualsiasi di questi tipi di cibo (40%), così come un terzo degli studenti spagnoli e americani».