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Export in USA vola nonostante l’incognita dazi

Dal 2014 un miliardo in più, e più precisamente da 3 a 4, con un balzo del 33%. È il volume (e il valore) dell’export italiano del settore alimentare negli Stati Uniti, un dato al quale si guarda con grande attenzione dopo i minacciati dazi annunciati da Donald Trump sui prodotto europei. Rispetto al totale delle esportazioni agroalimentari internazionali, quelle americane pesano per il 10% rispetto al totale delle esportazioni agroalimentari italiane nel mondo (complessivamente quantificabili in 40 miliardi). In particolare il mercato statunitense è particolarmente in cerca di formaggi e latticini da produzione DOP, pasta, olio e derivati del pomodoro.

Secondo il Sole24Ore l’export italiano in USA si concentra in modo particolare nei grandi Stati della costa orientale e in California: «I primi tre Stati, New Jersey, California e New York, assorbono il 60% dell’export tricolore e i Top 10 addirittura il 90%. Da un sondaggio emerge che gli americani sono disposti a pagare un premio per il vero made in Italy ma nel Midwest il prezzo più alto diventa un ostacolo all’acquisto. Nel complesso le potenzialità di crescita dell’export agroalimentare italiano sono consistenti».

Secondo la ricerca gli importatori Top 10 sono gli Stati dell’East coast, a cui si aggiungono California, Florida e Texas. Nel 2016 l’import complessivo dei Top 10 ha sfiorato i 3,4 miliardi; poi, a seguire, Washington (88 milioni di euro), Connecticut (3) e Georgia (66). I 17 Stati successivi sono compresi tra 10 e 50 milioni, gli altri 20 tra 9 e 1 milione. In coda Montana e Alaska con zero».

Questo invece il profilo-tipo: «Negli Usa, si tratta di un consumatore con reddito familiare alto, che vive a New York, di età compresa tra 36 e 51 anni, con alto livello di istruzione e che segue corsi e programmi Tv di cucina”.