Digitale e tracciabilità: un terzo delle aziende riduce costi e tempi

Il digitale interviene in maniera sostanziale nel garantire tracciabilità dei prodotti agroalimentari riducendo, in primis, i costi necessari per garantire la qualità dei prodotti, ma anche introducendo nuove modalità per valorizzare il prodotto. La conferma arriva dall’Osservatorio Smart AgriFood (Politecnico di Milano e Università di Brescia) che, su questo tema, dedica un approfondimento nell’indagine di settore “Coltiva dati. Raccogli valore. La trasformazione digitale dell’agroalimentare”.

Dall’analisi di 57 aziende prese in esame, l’Osservatorio ha rilevato come il 36% delle aziende agroalimentari abbia riscontrato riduzione di tempi e costi legati ai processi di raccolta, gestione e trasmissione dei dati rispetto alle strategie pre-innovazione digitale. Tra gli strumenti disponibili per supportare la qualità alimentare, la tracciabilità dei prodotti ricopre un ruolo fondamentale: la sua implementazione è vista non solo come l’adempimento a un “mero” obbligo legislativo ma come uno strumento per la creazione di valore aggiunto. A tale miglioramento, se ne aggiungono a cascata altri, all’interno delle diverse aree aziendali, grazie alla maggiore disponibilità di dati e informazioni e alla possibilità di ampliare i confini della tracciabilità stessa, creando e trasferendo valore lungo la filiera: l’innovazione sta interessando in maniera trasversale tutte le filiere, mentre sono svariate le tecnologie utilizzate con particolare enfasi nel settore ortofrutticolo (30% dei casi), carni (23%), prodotti lattiero-caseari (14%) e filiere del caffè (12%).

La fiducia delle aziende verso l’impatto delle nuove tecnologie è crescente, ma siamo ancora lontani da una piena consapevolezza delle potenzialità offerte. Se infatti l’Osservatorio rileva come l’innovazione digitale stia impattando sulla tracciabilità alimentare soprattutto grazie all’utilizzo di barcode (che rappresentano il 39% delle tecnologie abilitanti la tracciabilità digitale) e radio-frequency identification (32%), sistemi gestionali (32%) e piattaforme per la gestione dei big data (30%), ulteriori tecnologie come l’Internet of Things e la blockchain sono ancora poco esplorate (rispettivamente al 5% e 9%). «Il dato – commentano i ricercatori dell’Osservatorio – evidenzia come, nonostante la forte attenzione da parte dei media – si pensi, in particolare, alla blockchain e ai numerosi progetti in via di sperimentazione – sono ancora in larga parte da comprendere i benefici che è possibile ottenere».

L’edizione 2018 dell’Osservatorio Smart AgriFood è realizzata con il supporto di Almaviva, Ama, BASF, ENAPRA – Ente Formazione Confagricoltura, Fiere Zootecniche Internazionali, GS1 Italy, Image Line, Intesa Sanpaolo, SAME Deutz-Fahr, SIA, Systematica-Tec, Unitec, UNCAI, TrackySat, Zoogamma.