In Italia è il momento dei microbirrifici: ecco i numeri

Aumenta la domanda di birre artigianali in Italia e lo scenario pone i piccoli birrifici artigianali di fronte alla necessità-opportunità di crescere uscendo dalla “nicchia” non solo continuando a migliorare sul piano tecnologico, ma anche aumentando competenze e capacità di controllo delle fasi commerciali. Per i produttori di birra, quindi, e sfide del futuro si giocheranno sempre di più sulle capacità dei piccoli birrifici di relazionarsi con il mercato, avendo un chiaro quadro di riferimento in merito alle preferenze dei consumatori e alla posizione dei diretti concorrenti.

È quanto emerge dal “Report 2018 Birra Artigianale Filiera Italiana e Mercati” frutto della collaborazione fra Unionbirrai e ObiArt, Osservatorio Birre Artigianali della Università di Firenze. In attesa della nuova edizione dello Special Beer Expo de il BonTà (a CremonaFiere dal 9 al 12 novembre 2019), ecco una panoramica sintetica su alcuni dei dati contenuti nell’interessante report che qui potete leggere per intero.

Secondo lo stesso rapporto il numero totale di birrifici attivi sul territorio europeo UE-28 (BoE – Brewers of Europe, 2017) ammontava nel 2016 ad un totale di 8.490 unità, comprendendo in tale numero le imprese appartenenti a grandi gruppi multinazionali fino a giungere ai più piccoli microbirrifici locali. Il paese con il maggior numero totale di birrifici è il Regno Unito (2.250 unità), seguito da Germania (1.408), Francia (950), con l’Italia (757) che si colloca in quarta posizione prima della Spagna (483). Dal 2010 al 2016 nella maggior parte dei paesi europei il numero dei birrifici attivi è andato crescendo un po’ ovunque in modo rilevante, a eccezione della Germania.

ADDETTI AL SETTORE +16% IN ITALIA. Molto positivi i dati sulla situazione italiana:il sistema produttivo brassicolo nazionale nel 2017 risultava articolarsi in 1.008 imprese con 9.128 addetti diretti (fonte: Registro delle imprese CCIAA). Rispetto al 2015, il settore è cresciuto in modo eclatante in termini di numerosità di opifici (+55%) e in forma significativa in termini di addetti (+16%).

IL BEL PAESE SESTO FRA I CONSUMATORI. Tra i paesi europei il primato assoluto dei consumi totali è detenuto dalla Germania con 85,5 mln di ettolitri, seguita dal Regno Unito (43,7 mln di ettolitri), dalla Spagna (38,6 mln di ettolitri), dalla Polonia (37,9 mln di ettolitri), dalla Francia (21,3 mln di ettolitri), dall’Italia (al sesto posto con 18,9 mln di ettolitri), dalla Repubblica Ceca (15,9 mln di ettolitri) e dalla Romania (15,8 mln di ettolitri). Rispetto ai dati assoluti, guardando al consumo pro capite, l’Italia si attesta al trentesimo posto con 31 litri/pro capite.

IL MASTRO BIRRAIO È QUARANTENNE. Il profilo tipico del mastro birraio è quello di un uomo di 40 anni con istruzione superiore- universitaria che ha iniziato l’attività in epoca più o meno recente, spesso provenendo da altra attività professionale. Nel 46% dei casi esaminati l’attività viene avviata in forma di società pluripersonale, seguita per ricorrenza (22% dei casi) in forma di ditta individuale.

VINCE L’ALTA FERMENTAZIONE. Relativamente alle tipologie di prodotti, nelle imprese del campione esaminato le birre realizzate sono per oltre il 73% ad alta fermentazione e per il 25% a bassa fermentazione; in oltre il 92% dei casi è dichiarata una media il gradi Plato superiore a 12 e nel 14% dei casi superiore ai 14.FRA LOCALE E REGIONALE. In termini di destinazione geografica, il 38% del prodotto ha una distribuzione limitata ad ambiti territoriali prossimi allo stabilimento di produzione così come il 29% non supera i confini regionali. Un altro 30% della produzione viene commercializzato in altre regioni, ma comunque entro i confini nazionali. Il restante 3% è destinato all’esportazione, con l’1,7% intra Europa e l’1,3% extra Europa.