Tra gennaio e febbraio 2020 +11,6% l’export dell’agroalimentare, ma l’emergenza Covid19 produrrà una contrazione del 12,7%

Ammonta ad almeno 20 miliardi di euro l’anno il valore nazionale dell’agroalimentare prodotto dalla riapertura di bar e ristoranti. Lo evidenzia Coldiretti in attesa del 18 maggio prossimo quando, salvo improvvisi e non auspicati imprevisti, i locali dovrebbero riaprire i battenti. Dal vino alla birra, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura senza tralasciare salumi e formaggi di alta qualità un’intera produzione che per il consumo fuori casa rappresenta un importante mercato di sbocco. Secondo l’organizzazione agricola l’anticipo dell’apertura dei ristoranti con le vendite per asporto – prevista per il 4 maggio – costituisce una grande opportunità in considerazione soprattutto che la food delivery genera da sola un fatturato di 350 milioni di euro con incrementi a due cifre, peraltro già registrati prima dell’esplosione dell’emergenza sanitaria coronavirus-Covid19 e pari al 35% del totale dei consumi alimentari degli italiani.

A questo, purtroppo, si deve aggiungere un ulteriore dato negativo, quello legato alle esportazioni agroalimentari, costrette a registrare un calo del 12,7% su base annua secondo i dati Istat sul commercio a marzo. L’analisi condotta da Coldiretti evidenzia che il 70% delle imprese agroalimentari che esportano hanno dovuto incassare in questi ultimi due mesi una diminuzione delle vendite all’estero con una pesante penalizzazione, che vede nel settore del vino quello più colpito, seguito da formaggi, salumi, conserve e ortofrutta. Secondo l’indagine Coldiretti/Ixè questo segnerà una brusca inversione di tendenza rispetto al record delle esportazioni registrato nel primo bimestre di quest’anno, che rispetto al 2019 aveva già incassato un +11,6%. Peraltro nel 2019 l’export agroalimentare italiano aveva raggiunto il massimo assoluto: 44,6 miliardi di euro.