Prosciutto di Modena Dop: l’aroma speciale di una prolungata stagionatura

Non sfiora i numeri produttivi del Prosciutto crudo di Parma Dop e nemmeno quelli del San Daniele Dop, ma il Prosciutto di Modena Dop, ai due più blasonati cugini, non ha nulla da invidiare in termini di qualità. Un valore che nel 2019 si è tradotto in 70mila cosce lavorate, in linea con i numeri prodotti l’anno prima, quando rispetto al 2017 si era registrato un incremento del 16,3%, per un valore complessivo al consumo di circa 12 milioni di euro.

Sono solamente una decina i produttori del Prosciutto di Modena Dop aderenti al Consorzio. I numeri contenuti però non hanno impedito all’ente di tutela, soprattutto negli ultimi anni, di distinguersi per un massiccio impegno nella promozione sia a livello nazionale che internazionale.

L’attenzione al prodotto è ovviamente il faro che guida l’attività del Consorzio che qualche anno fa ha modificato il Disciplinare di produzione introducendo norme più restrittive per migliorare ulteriormente il livello qualitativo del prosciutto. Due le modifiche sostanziali: la prima riguarda la ricetta, che prevede solo cosce di suino e sale senza l’aggiunta di spezie; la seconda prevede una stagionatura minima di 14 mesi, la più lunga tra tutti i prosciutti Dop italiani, che conferisce a questo prodotto di nicchia, comunque apprezzato anche a livello internazionale oltre che sul mercato interno, un aroma derivante esclusivamente dalla prolungata stagionatura.

Foto credits: Consorzio del Prosciutto di Modena Dop