Rapporto Cia-Nomisma sui consumi ai tempi del lockdown, il made in Italy tiene con un occhio attento alla sostenibilità

Un cittadino più attento al made in Italy (26%), alla tutela dell’ambiente (22%), alle tipicità del territorio (16%), alla salute (15%) e alla convenienza (14%). È il ritratto uscito dal Report commissionato da Cia-Agricoltori Italiani a Nomisma su “Il ruolo economico e produttivo dell’agroalimentare italiano in tempo di Covid19 e scenari di lungo periodo”.

I dati emersi dallo studio non si fermano qui e sono particolarmente interessanti. Infatti, guardando in prospettiva, da qui ai prossimi 30 anni la popolazione italiana più anziana porterà a una diminuzione dei consumi vicina al 10%, al punto che per sopravvivere al calo della domanda interna servirà competenza nell’export e nuovi assetti aziendali per produzioni realmente più orientate al consumatore.

Il lungo periodo di lockdown ha fatto riscoprire i negozi di vicinato spingendo le famiglie a concentrare l’attenzione sui prodotti made in Italy e sull’acquisto nei mercati agricoli, con un sensibile incremento in queste due categorie. Una parte dei consumatori ha scelto gli alimenti da portare in tavola basandosi sul principio della sostenibilità, il 20% infatti ha privilegiato prodotti ottenuti con metodi a basso impatto ambientale, mentre il 49% si è orientato verso cibi più orientati al benessere e alla salute.

La chiusura forzata del canale Horeca ha causato all’agroalimentare nazionale una perdita di almeno 2 miliardi di euro con un calo dell’export che ad aprile ha segnato -1% e un peggiore -8,1% della produzione industriale nel settore alimentare.

Un vero e proprio boom si è registrato nella e-commerce: +120% da gennaio al 21 giugno e +160% solo nel post-lockdown (4maggio-21 giugno). Nonostante queste percentuali però, l’e-commerce agroalimentare italiano non è riuscito a compensare le pesanti perdite causate dalla chiusura del canale Horeca.