Indagine Nomisma sugli effetti del lockdown per i consumi di vino italiano in Gran Bretagna

Ammonta a oltre 3,4 miliardi di euro il valore dell’export agroalimentare italiano destinato al Regno Unito: 770 milioni riguardano il vino. Da questi numeri importanti è partita l’indagine condotta da Wine Monitor, l’Osservatorio di Nomisma dedicato al mercato vinicolo, per stabilire come abbia influito sulla percezione e sui comportamenti di consumo dei cittadini britannici il lockdown causato dall’emergenza sanitaria. Lo studio, condotto dal 15 al 25 aprile scorsi, ha coinvolto un migliaio di consumatori di vino residenti soprattutto a Londra e nelle grandi città britanniche con oltre 500mila abitanti e si è concentrato su 4 obiettivi: individuare le abitudini di consumo di vino da parte dei britannici prima, durante e dopo il lockdown; rilevare i cambiamenti nelle occasioni di consumo di vino; comprendere il ruolo dell’online durante il lockdown; identificare i cambiamenti nel consumo di vino italiano.

È emerso che durante l’isolamento 3 consumatori britannici su 10 hanno dichiarato di aver consumato meno vino italiano rispetto al periodo pre-quarantena, mentre il 53% non ha modificato le sue preferenze di acquisto. Rispetto alle prospettive per il post-lockdown, solo il 18% dei britannici ha dichiarato di essere pronto a spendere di più per il vino una volta riaperti pub e ristoranti, contro il 17% contrario e un altro 28% che addirittura berrà meno vino perché uscirà di casa con meno frequenza rispetto a quanto faceva prima della pandemia. L’autosufficienza alimentare britannica è appena del 50%, un possibile no deal potrebbe avere serie ripercussioni sulle imprese italiane in considerazione dell’importanza del nostro export verso l’UK. Basti ricordare che gli inglesi adorano lo spumante e nel giro di soli 5 anni hanno incrementato le importazioni di bollicine italiane da 59 a 96 milioni di litri, pari a 128 milioni di bottiglie.