Ottima la vendemmia targata 2020, ma il settore sconta la crisi legata al Covid

Nei giorni scorsi Assoenologi, Ismea e Unione italiana vini hanno presentato un dossier sulla vendemmia in corso. Nel Nord del Paese l’aumento della produzione è previsto a un +3,1% rispetto al 2019; nel Centro Italia la tendenza è invece verso una contrazione del 2%, così come al Sud dove si stima una diminuzione addirittura del 7%, sempre rispetto all’anno scorso. Nel dossier si fa riferimento a un gruppo di regioni: Veneto, Puglia, Emilia Romagna e Abruzzo che valgono i due terzi delle bottiglie italiane. In crescita il Piemonte, il Trentino Alto Adige, la Lombardia e le Marche, mentre frenano Toscana, Friuli Venezia Giulia e Sicilia.

Se fino al periodo pre-Covid il comparto sembrava proiettato verso traguardi sempre più ambiziosi, oggi le cose sono decisamente cambiate a causa delle mancate vendite e delle chiusure di ristoranti e hotel. Per i vignaioli lo Stato prevede due aiuti: la distillazione dei vini comuni e la vendemmia verde, vale a dire la riduzione volontaria della raccolta in cambio di sussidi. La prima misura gode di uno stanziamento di 50 milioni di euro ma è stata utilizzata solamente per 14 milioni, e lo stesso andamento ha riguardato la seconda misura anche se la ministra dell’Agricoltura, Teresa Bellanova, ha ricordato che “i soldi non spesi potranno essere utilizzati in altre iniziative di sostegno entro l’anno in corso”. Restano però da individuare le iniziative per risollevare un comparto che nel solo 2019 ha esportato bottiglie per 6,4 miliardi di euro. Si parla della distillazione dei vini doc che in Francia ha ricevuto uno stanziamento di 170 milioni di euro. La discussione è aperta, soprattutto perché tra le associazioni che rappresentano il settore non vi è unità di vedute.