La pandemia non frena l’export dell’agroalimentare made in Italy

L’ambizioso traguardo in valore di 50 miliardi di euro di export agroalimentare previsto per il 2020 si allontana a causa della pandemia in corso. Soprattutto nei mesi di aprile e maggio scorso le vendite dei prodotti made in Italy hanno sofferto in maniera particolare, con il comparto del vino che ha dovuto registrare una storica inversione di tendenza mai accaduta negli ultimi 30 anni: il calo del fatturato estero infatti, nei primi cinque mesi del 2020 ha dovuto registrare un -4%.

Secondo il presidente di Federalimentare, Ivano Vacondio, l’export agroalimentare italiano targato 2020 chiuderà con 42 miliardi di euro, praticamente la stessa cifra archiviata nel 2019. Un’analisi condotta da Intesa Sanpaolo ha preso in esame i primi tre mesi di quest’anno suddividendo il comparto in distretti. Semole, farine, zucchero, cioccolato e caffè sono stati i veri protagonisti dei primi tre mesi dell’anno incassando un incremento di oltre il 27% rispetto allo stesso periodo del 2019, arrivando a incassare oltre un miliardo di euro in ricavo trimestrale. Al secondo posto si è posizionato il settore della pasta, che con quella prodotta nella provincia di Parma ha segnato una crescita del 62% sul trimestre 2019 per un totale di 240 milioni di euro di export. Seguono i dolci, il cioccolato e il caffè torinesi, cresciuti di quasi del 60% per un giro di affari vicino ai 200 milioni di euro. Bene anche i distretti della norcineria e della carne italiana con i salumi di Cremona e Mantova a +57% di export per un totale nel trimestre di oltre 75 milioni di euro. E bene anche i salumi di Reggio Emilia con un +25,1%. Tra le conserve positive le performances delle produzioni napoletane che hanno visto crescere l’export del 35% tendenziale, anche se con numeri più ridotti rispetto a quelli citati sopra. Analogo andamento per il distretto della marmellata e dei succhi del Trentino salito del 17% con 90 milioni di euro di esportazioni. Infine, sempre riferendosi al primo trimestre 2020, nel comparto caseario la regina incontrastata è stata la mozzarella di bufala campana con un +19% grazie alla forte domanda in arrivo da Francia e Inghilterra, seguita da un +4,9% registrato dal distretto lattiero-caseario del Parmense. Bene anche l’export dell’olio toscano, nonostante i problemi che affliggono da tempo la filiera.